Ecco perché la scadenza dei certificati Secure Boot di Windows interessa gli utenti Linux

Nell’articolo a proposito di Rocky Linux che abbiamo pubblicato la scorsa settimana, parlando delle evoluzioni dell’infrastruttura che il nuovo corso del progetto affronterà, c’era un riferimento chiaro al nuovo ambiente per i test di Secure Boot. Il fatto che esiste un ambiente dedicato proprio a questo contesto, per quanto del tutto normale, è un tema di attualità.

Cerchiamo di capire insieme perché, analizzando un po’ di storia.

Secure Boot è stato introdotto per la prima volta nel 2008 all’interno della specifica UEFI (Unified Extensible Firmware Interface), sostanzialmente il software di avvio della scheda madre, successore del vecchio BIOS, e quando nel 2012 è diventato un requisito per tutti i PC con Windows 8 preinstallato sono iniziati i problemi da gestire per il mondo Linux.

Nella sostanza, l’unica via per avviare distribuzioni Linux su questi sistemi era quella di disabilitare Secure Boot, poiché altrimenti il boot loader (normalmente GRUB) non avendo alcuna firma, non sarebbe stato riconosciuto come affidabile. Tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 le prime distribuzioni come Fedora e Ubuntu (precisamente 12.04.2 LTS) hanno iniziato a pagare Microsoft (mediante il programma WinQual) per far firmare il proprio GRUB con i certificati ufficiali. Un processo che, si fa in fretta a capire, era tutt’altro che conveniente.

Verso la fine 2013 in poi, grazie a un importante contributo da parte di Red Hat, viene creato il progetto shim, sostanzialmente un boot loader che viene firmato (gratuitamente per le distribuzioni Linux) da Microsoft e adottato da tutte le maggiori distribuzioni.

Arriviamo finalmente all’attualità, perché: dal 24 giugno 2026, tre importanti certificati digitali alla base del meccanismo di sicurezza “Secure Boot” scadranno.

Ora, per la maggior parte degli utenti questo evento non ha alcuna conseguenza pratica. Per chi ha un PC Windows 10 o 11 con gli aggiornamenti automatici attivi, il sistema si aggiornerà da solo durante i normali cicli mensili e, per chi usa Linux, basterà attendere che la propria distribuzione rilasci il nuovo shim compatibile con i nuovi certificati.

Per chi invece ha un PC vecchio e non aggiornato, quindi non riceve più aggiornamenti da Windows Update o il produttore della scheda madre ha smesso di rilasciare aggiornamenti del BIOS, potrebbero esserci problemi, poiché l’aggiornamento dei certificati non avverrà in automatico ed il computer resterà esposto alle potenziali minacce che riguardano l’UEFI. L’alternativa sarà cercare manualmente gli strumenti di Microsoft per installare i nuovi certificati, un’operazione tecnicamente complessa e non molto alla portata delle competenze (e del tempo) di tutti.

Il rischio concreto per l’utente medio non è un attacco immediato, ma un futuro “buco” nella sicurezza: se venisse scoperto un nuovo bootkit (evento non così raro, per chi si ricorda di BootKitty) che sfrutta proprio la mancanza dei nuovi certificati, il proprio PC non sarebbe protetto, rendendolo un bersaglio più facile per quei simpatici malware che possono rubarti la vita.

In conclusione, la scadenza dei certificati era attesa da tutti i player attuali, sistemi Microsoft o distribuzioni Linux che fossero, ma un occhio di riguardo per quel PC che non aggiornate mai perché “tanto funziona“, beh, forse varrebbe la pena di dedicarlo.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

8 risposte a “Ecco perché la scadenza dei certificati Secure Boot di Windows interessa gli utenti Linux”

  1. Avatar Divago
    Divago

    Devo ancora capire perché bisogna essere sempre schiavi di Microsoft in un modo o in un altro e chi le abbia permesso di avere un così grosso potere sull'UEFI con SecureBoot. Ma vabbè, a questo punto il cretino sono proprio io visto che mi sfuggono certe cose.

  2. Avatar Raoul Scarazzini

    Non ti sfugge niente, ma se il sistema operativo montato dai produttori è Microsoft Windows, è Microsoft a dettare le regole. Se ci pensi non è che chi usa Apple casca meglio eh, non so se hai letto https://www.miamammausalinux.org/2026/06/se-usate-macos-insieme-ad-asahi-linux-e-state-pensando-di-aggiornare-a-golden-gate-non-fatelo/ … Alla fine, di reali costruttori indipendenti non c'è praticamente nessuno.

  3. Avatar Divago
    Divago

    Certo Raoul, però se permetti, Apple si fa tutto in casa, anche il firmware, e non permette di far installare facilmente un altro sistema operativo al di fuori di macOS, specialmente adesso con gli Apple Silicon, mentre un PC ha al suo interno componenti fatti da aziende diverse, e puoi installarci senza problemi il sistema operativo che vuoi, e l’UEFI è indispensabile al funzionamento non solo della macchina ma anche del suddetto sistema operativo, qualunque esso sia, e non può essere un produttore di sistemi operativi, per quanto grosso e usato sia, a dettare legge su cosa una scheda madre debba avere per far funzionare sia il suo che gli altri, perché poi al minimo problema ci passano tutti.

    Il mio sarà anche un discorso da matto scappato dal manicomio, polemico e scassaballe quanto vuoi, ma questa cosa non l’ho mai trovata giusta, e pazienza se sarò l’unica persona al mondo a pensarla così.

  4. Avatar Raoul Scarazzini

    Eh Ma quindi torniamo al vecchio discorso di chi possiede davvero l'hardware. Perché il giudizio verso Apple dovrebbe essere diverso? Se in quel caso accetti tutto come "pacchetto completo" allora devi fare lo stesso ragionamento per Windows. Il produttore ti dice: io certifico questo sistema operativo, se ci vuoi installare altro, sono fatti tuoi. Che è lo stesso identico discorso di Apple.
    Sia chiaro, io non ho preferenze, ma il giudizio dovrebbe essere uniforme. Microsoft non è la cattiva di turno qui, anzi, considerato che firma lo shim gratis, direi che è tanta roba.
    Apple con Asahi non è così gentile…

  5. Avatar xpy
    xpy

    Ma infatti nessuno ti costringe a seguire il secure boot di Microsoft, lo puoi disattivare e installi quello che ti pare senza che ci siano blocchi di sorta.
    Ma la realtà è che o hai il pc offline o sarebbe follia e avere una soluzione "non Microsoft" aggiungerebbe soltanto un altro livello di complessità sia di scelta dell hardware (che dovrebbe essere compatibile con il boot manager scelto) sia del sistema operativo (questo ha un boot manager più sicuro, quello meno, etc…). E no fare una parte tanto delicata non è affatto semplice o economico, e oltre a farlo devi mantenerlo, che è un costo enorme di tempo, di soldi, e di lavoro di programmatori esperti, cose che già ora scarseggiano e andresti a togliere ad altre parti delle community open source.

    Non fraintendere, capisco benissimo l astio verso l avere certe cose gestite dalle big, ma in certi casi è semplicemente impossibile fare il contrario e anzi ne beneficiano tutti.

  6. Avatar far5893
    far5893

    Ho sempre disattivato il secureboot prima di installare l'immagine(windows) aziendale, non lo ho mai trovato una soluzione di sicurezza bilanciata tra costi e benefici. probabilmente amministrazioni pubbliche o aziende tecnologiche di punta che sono soggette all attenzione di attori malevoli governativi potrebbero averne la necessita' ma parliamo di altri livelli.

  7. Avatar Raoul Scarazzini

    La penso come te, nei contesti casalinghi i rischi da cui Secureboot protegge sono veramente rari…

  8. Avatar far5893
    far5893

    Diciamo "Casalingo" perché siamo una grande famiglia, ma l'ordine di grandezza e' qualche centinaio di postazioni.

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