OpenAI, Hugging Face e il terrorismo psicologico di chi vende servizi e trasforma un test in Skynet

Quando alla mattina leggi il Corriere e ci trovi un articolo che parla di informatica c’è sempre da preoccuparsi. In genere gli autori, a volte tecnici, il più delle volte meno, nel tentativo di far comprendere ad un’audience normalmente poco avvezza alle tematiche finiscono per creare molta enfasi e poca realtà.

Non è questo il caso dell’articolo dal titolo OpenAI, un modello AI sfugge al controllo umano e hackera un sito: violata la piattaforma Hugging Face, scritto (bene) da Roberto Cosentino e Cristina Marrone, il quale si apre con questa descrizione: Nel corso di un test i modelli di OpenAI sono riusciti ad eludere i limiti interni alla stessa compagnia e attaccare un sito per sviluppatori con l’obiettivo di recuperare informazioni utili a superare la valutazione.

Il sito “per sviluppatori” in questione è nientemeno che Hugging Face, il portale dove risiede la quasi totalità dei modelli open-source utilizzati quotidianamente da decine di migliaia di persone per sperimentare e lavorare con l’AI.

L’articolo, che per questa ragione ritengo scritto bene, citando il blog post di spiegazione di OpenAI, recita:

OpenAI, nel proprio blog post, riferisce come si sia svolto l’attacco, unendo gli eventi a una malcelata enfasi, utile a sottolineare le capacità del proprio modello e di quello pre-release di cui non è stato svelato il nome. La compagnia si sbilancia e afferma: «Consideriamo questo incidente un attacco informatico senza precedenti, che ha coinvolto capacità informatiche all’avanguardia, e stiamo reagendo di conseguenza».

Ed è proprio su quella malcelata enfasi che tutti dovremmo interrogarci.

Su cosa? Per esempio sul fatto che tutto oggi è promozione. Il problema è di tipo informatico, sicuramente reale, tanto da spingere Hugging Face a ringraziare OpenAI per la clemenza dimostrata nel condividere le scoperte, ma il messaggio è chiaro: siamo troppo fighi! Il nostro modello è talmente potente da uscire autonomamente dalla sandbox che avevamo predisposto e violare un sistema esterno come Hugging Face.

E il sottinteso è: pensa cosa potreste farci voi, pagando, con un modello così potente!

Ora, se vi state chiedendo cosa sia successo nel dettaglio, provo a spiegarlo, ma ci sono fonti più autorevoli che sicuramente sanno fare di meglio, vedi Bleeping Computer: OpenAI stava testando i suoi modelli AI (incluso GPT‑5.6 Sol e un modello pre-rilascio ancora più avanzato) su un benchmark pubblico di cybersecurity che si chiama ExploitGym (qui la descrizione) il cui scopo è rispondere a una domanda: data una vulnerabilità, una AI è capace di exploitarla autonomamente?

A quanto pare per i modelli di OpenAI la risposta è sì, poiché hanno “ragionato” che potevano ottenere le soluzioni già pronte proprio dal database di produzione di Hugging Face, organizzando un attacco per rubare le risposte. Dentro a questo attacco c’è quindi lo sfruttamento di vulnerabilità zero-day, utilizzo di credenziali rubate, identificazione di vettori per eseguire codice in remoto (Remote Code Execution) tutto convertito in azioni di privilege escalation e movimento laterale all’interno dei sistemi, fino a raggiungere un nodo con accesso a Internet.

Ora, pur pronto a sentirmi dare dell’ignorante perché non comprendo la portata dell’evento, è possibile non dirsi sorpresi considerando le competenze degli LLM moderni, la qualità degli agenti che li utilizzano e le disponibilità computazionali di un’azienda come OpenAI?

Possibile che sia tutto hype? E se quell’hype viene tolto, cosa rimane? Una serie di giustificazioni: agli investitori, a chi sta pagando e pagherà (sempre più) per questi modelli stratosferici, a chi si chiede se tutti quei datacenter sono così necessari.

Del resto era stato lo stesso per Mythos, troppo potente per poter esser reso pubblico, eppure pubblico lo è diventato ed il mondo è ancora in piedi, certo qualcuno, vedi il Kernel Linux e il progetto curl, ha qualche grattacapo in più per via di tutti i bug che vengono rilevati.

La domanda conclusiva quindi: è davvero questo il mondo che vogliamo? E la risposta potrebbe certamente essere “io che ci posso fare?!”.

Forse però, smettere di sorprendersi potrebbe essere un buon punto di partenza.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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