Controllo dell’età: dove siamo arrivati e perché Linux, per ora, può tirare un sospiro di sollievo tra Stati Uniti e Europa

Nonostante l’ultima notizia risalga allo scorso maggio, la saga della verifica dell’età, di cui tanto abbiamo parlato, non è ancora finita, ed alcune notizie recenti ci permettono di fare il punto su una situazione che, partita da alcuni stati americani, nel giro di pochi mesi, ha coinvolto distribuzioni Linux, systemd con freedesktop.org con proposte di legge federali che sono arrivate persino nell’Unione Europea.

Il problema di fondo è semplice da spiegare e decisamente meno semplice da risolvere: come fare a verificare l’età degli utenti senza trasformare il sistema operativo in un intermediario che raccoglie informazioni personali?

La prima notizia è che in California, almeno per quanto riguarda Linux e l’open-source, la situazione oggi sembra decisamente migliore di quella che avevamo davanti qualche mese fa.

Come racconta Linuxiac, AB 1856, il provvedimento che introduce nuovi obblighi per i sistemi operativi, è stato approvato da entrambe le camere del parlamento californiano mantenendo però l’esenzione per il software distribuito con licenze che permettono di copiarlo, redistribuirlo e modificarlo. Tradotto: la maggior parte delle distribuzioni Linux dovrebbe rimanere fuori dagli obblighi previsti per i sistemi operativi proprietari.

Sia chiaro, non significa che la questione sia definitivamente chiusa: il testo deve ancora completare l’iter prima di diventare legge e, soprattutto, rimane da capire come verranno applicate concretamente queste norme.

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, l’Unione Europea sembra aver scelto una strada diversa, ed è ancora Linuxiac a descriverne i contorni.

La Commissione Europea ha presentato un proprio approccio alla verifica dell’età, con una soluzione pensata per permettere agli utenti di dimostrare di aver superato una determinata soglia senza dover comunicare necessariamente identità, età esatta o altri dati personali al servizio che sta effettuando il controllo.

L’obiettivo è arrivare a una soluzione utilizzabile in tutta l’Unione Europea entro la fine del 2026, anche attraverso l’integrazione con i futuri portafogli europei di identità digitale.

Ed è forse proprio questo il punto più interessante del confronto: negli Stati Uniti stiamo assistendo a una serie di iniziative statali che cercano di scaricare il problema sui diversi componenti dell’ecosistema tecnologico, mentre l’Europa sta tentando di costruire un’infrastruttura comune per gestire la verifica.

Per Linux, quindi, possiamo dire che il pericolo immediato sembra essersi ridimensionato, ma non è scomparso.

La vicenda californiana ci ha comunque lasciato una lezione importante: quando una legge pensa alla verifica dell’età come a una semplice funzionalità da aggiungere al sistema operativo, non è affatto scontato che abbia considerato come funziona davvero il mondo dell’open-source.

E visto che nel frattempo l’Europa sta preparando il proprio modello, probabilmente questa non sarà l’ultima volta che parleremo di birthDate, age verification e Linux.

Anzi, conoscendo questa storia, è molto più probabile che sia soltanto il prossimo capitolo.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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