
Il Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire, ossia il CERN, è il grande laboratorio europeo di fisica delle particelle dove si studiano i componenti fondamentali della materia, ed è famoso anche fra i non addetti ai lavori per via del Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle più grande del mondo.
Ogni giorno, tra le mura del CERN, centinaia di esperimenti vedono protagonisti governi europei e università di tutto il continente. A fare da collante a questa imponente mole di lavoro c’è Linux: non solo come strumento per elaborare e classificare i dati, ma come vero e proprio sistema nervoso che controlla gli esperimenti in prima persona.
Non si hanno delle stime precise, perché come si può ben immaginare un ambiente come quello del CERN è in continua evoluzione, ma si parla di oltre 2 mila computer Linux ed è facile capire quanto sia delicata la manutenzione di questi sistemi.
Ecco perché, nel leggere la notizia che Phoronix ha raccontato di una migrazione di parte di questi sistemi che avverrà a breve, i dettagli erano troppo interessanti per non essere condivisi.
All’interno di questo lungo video che presenta il progetto, dal titolo “Controlling CERN’s Accelerators with Debian“, Federico Vaga e Nikos Tsipinakis, due responsabili delle infrastrutture del CERN, raccontano di prevedere di avere gli oltre 2.200 computer industriali e sistemi embedded della propria infrastruttura di controllo degli acceleratori in esecuzione su Debian 13 entro la fine del 2026:
Questi sistemi sono utilizzati per il controllo degli acceleratori, le apparecchiature di laboratorio e altre funzioni operative, generano e interagiscono con un’enorme quantità di dati.
Ora, l’aspetto ulteriormente interessante di tutta questa notizia è che, storicamente (vedi questo articolo di Linux.com del 2018) al CERN si sono sempre usati sistemi Red Hat: dapprima proprio la versione Red Hat Enterprise Linux (quindi a subscription), poi, dal 2004, Scientific Linux, che ha finito per essere rimpiazzata da CentOS.
Solo che tutti sappiamo che fine ha fatto CentOS, ed anche se al CERN si sono presto adattati all’idea di CentOS Stream, evidentemente più persone nei vari gruppi di lavoro hanno incominciato a porsi il problema di trovare un’alternativa.
E c’è stata nello specifico una goccia che ha fatto traboccare il vaso nella scelta di accelerare (verbo sempre attinente quando si parla di CERN) la migrazione. Stando infatti al video sopra citato, l’adozione da parte di Red Hat del flag del compilatore -march=x86-64-v2 come impostazione predefinita, ha convinto tutti nel vagliare alternative.
Potrebbe sembrare esagerata come scelta, ma in realtà quel flag considera come una forma di “obsolescenza programmata” l’hardware più vecchio, il quale, per buona parte, è ancora molto utile al CERN.
Quanto tempo ci vorrà a vedere Debian ovunque non è dato di saperlo, ma vista la convinzione mostrata nel titolo, i presupposti sono buonissimi.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.


















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