
Nel luglio del 2025 abbiamo pubblicato l’articolo “La fine di Clear Linux OS, licenziamenti e driver orfani: Intel non crede più nell’open-source o è semplicemente in crisi?” nel quale veniva fatta luce sullo stato di salute di Intel e di come la chiusura della distribuzione Clear Linux fosse un brutto segnale per l’open-source.
Il progetto era stato foriero di molti miglioramenti che erano poi stati trasportati anche nelle altre distribuzioni, ed anche se pochi mesi dopo, a febbraio 2026, dopo i licenziamenti, erano giunte nuove assunzioni a tema Linux, open-source e gaming in Intel, la situazione di Clear Linux non era più cambiata.
Qualcosa però da allora è cambiato, come raccontano alcune recenti news pubblicate da Phoronix ed It’s FOSS: pare infatti che lo spirito di Clear Linux sia stato trasferito in un nuovo progetto, battezzato The Ur Project dal suo sviluppatore Auke Kok, che fu uno degli sviluppatori del progetto di Intel per ben otto anni, prima che questo venisse chiuso.
The Ur Project, però, non vuole essere semplicemente una nuova distribuzione Linux.
L’obiettivo del progetto, stante le descrizioni fornite nei vari post dall’autore, è piuttosto quello di creare una nuova infrastruttura con cui costruire distribuzioni Linux in maniera più semplice, riproducibile e aperta, cercando anche di evitare alcune delle difficoltà che avevano caratterizzato lo sviluppo di Clear Linux.
Al centro del progetto c’è un sistema di build scritto in Rust, basato su file di configurazione in formato TOML che descrivono come costruire i vari pacchetti. L’idea è quella di automatizzare il più possibile il processo, mantenendo al tempo stesso build riproducibili e verificabili, con informazioni sulla provenienza dei pacchetti.
Proprio questa sottolineatura delle build riproducibili ha richiamato la nostra attenzione, in primis perché ne parliamo da tempo e poi perché tutte le distribuzioni, vedi Debian, così come Fedora e Ubuntu, si stanno muovendo in questo senso. È chiaro quindi come un sistema di creazione di distribuzioni il cui presupposto è la riproducibilità sia certamente adatto ai tempi.
Altro aspetto rilevante riguarda la duttilità dell’infrastruttura, che può essere utilizzata per produrre diversi tipi di immagini, dai container OCI (Open Container Initiative) alle immagini cloud, passando per sistemi live da USB e vere e proprie installazioni Linux.
Per la gestione degli aggiornamenti viene inoltre utilizzato il framework TUF, mentre il sistema di storage evita di mantenere copie duplicate degli stessi contenuti.
Insomma, più che una distro, The Ur Project vuole essere una sorta di “fabbrica di distribuzioni Linux”, dalla quale poter costruire sistemi diversi utilizzando gli stessi strumenti.
È ancora presto per capire quanto potrà diventare importante, ma l’idea è sicuramente interessante: Auke Kok non sta semplicemente cercando di riportare in vita Clear Linux, ma di prendere ciò che ha imparato durante gli otto anni trascorsi nel progetto Intel e utilizzarlo per costruire qualcosa di nuovo, questa volta completamente al di fuori di qualsiasi azienda, in pieno spirito open-source.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.


















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