Ma questa diaspora da VMware c’è stata? Secondo un report americano no, e sicuramente non verso l’open-source

Se state leggendo questo articolo verosimilmente siete al corrente del fatto che nel 2022 Broadcom ha acquisito VMware per 70 miliardi di dollari e come raccontavamo in chiusura del 2024, l’acquisizione aveva portato ad una revisione del meccanismo di subscription.

Sin dall’acquisizione ci si era chiesti se molti dei clienti, vedendo incrementare sensibilmente i costi, avrebbero iniziato a migrare verso altri lidi, magari open-source, avevamo infatti parlato dei clienti Red Hat a cui veniva (e viene) proposta una migrazione ad OpenShift e altri che avevano iniziato a considerare OpenStack come una potenziale alternativa.

Terminata questa premessa, è corretto chiedersi: ma questa diaspora da VMware si è quindi verificata? È possibile in qualche modo verificarlo, visto che ormai sono passati tre anni abbondanti?

Per provare a rispondere a questa domanda ci viene in aiuto un articolo di ARS Technica che analizza un report, riferito a 302 decision maker (quindi direttori o posizioni ancor più alte) di aziende nord americane con almeno 1000 dipendenti, dal titolo eloquente: The Mass Exodus That Never Was: The Squeeze Is Just Beginning.

L’esodo di massa, per l’appunto, che però non c’è mai stato.

I numeri del report parlano chiaro, anzitutto riguardo ai prezzi, il cui aumento sì, c’è stato, ma in realtà meno di quanto veniva millantato (qualcuno scriveva di un +1000%!):

  • 14% – Costi almeno raddoppiati
  • 12% – Aumenti tra il 50 e il 99%
  • 33% – Aumenti tra il 24 e il 49%
  • 31% – Aumenti inferiori al 25%

Quindi certamente un bell’incremento, ma verrebbe da dire meno impressionante di quanto atteso.

Sono interessanti anche le “sensazioni” a proposito l’acquisizione:

  • 88% – Definisce il cambiamento come “disruptive”
  • 89% – Indica gli aumenti di prezzo come principale causa di disruption
  • 85% – Incertezza sui piani di Broadcom
  • 85% – Teme che VMware diventerà ancora più costosa
  • 78% – Preoccupazioni sulla qualità del supporto
  • 72% – Critica il passaggio da licenze perpetue a subscription
  • 68% – Impatto negativo dei cambiamenti nel partner program
  • 65% – Problemi legati al bundling forzato dei prodotti

Quindi in questo senso sì, i timori ci sono tutti e diciamo pure che nessuno si fida molto di Broadcom, ma la parte più indicativa del report è in realtà un’altra, ossia quella relativa al punto in cui sono le (previste) migrazioni, quelle migrazioni che avrebbero dovuto essere istantanee in seguito all’acquisizione:

  • 36% – Ha migrato tra l’1 e il 24% dell’ambiente
  • 32% – Ha migrato tra il 25–49%
  • 10% – Ha migrato tra il 50–74%
  • 2% – Ha migrato il 75% o più
  • 5% – Non ha migrato nulla

I numeri andrebbero analizzati alla luce del 35% che è la previsione Gartner per i workload VMware che migreranno altrove entro il 2028. Quindi in questo senso la stragrande maggioranza è ancora nel bel mezzo della migrazione.

Già ma dove si migra?

Se state pensando alle soluzioni open-source citate in apertura siete purtroppo fuori strada, infatti il 72% indica che migrerà verso public cloud e l’IaaS, mentre il 43% verso stack Microsoft Hyper-V e Azure.

Soluzioni on-premise, magari open-source, al momento, almeno per chi ha risposto al sondaggio, non sono da considerare.

È perché sono troppo complesse da gestire? È perché non sono affidabili? È perché il cloud è più comodo? Lo scopriremo solo vivendo, ma cercando nel report parole chiave come Linux, KVM o open-source il risultato al momento è nullo.

A voi le conclusioni.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

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