
Quando qualche giorno fa abbiamo parlato delle 400 vulnerabilità sanate in librerie Java dal progetto Lightwell di Red Hat/IBM all’interno del ragionamento e dei commenti abbiamo poi spostato l’attenzione ad un aspetto più globale rispetto a quello delle singole tecnologie o librerie: quello delle distribuzioni Linux.
Infatti la domanda nasce spontanea: può il modello attuale dei rilasci, più o meno in linea per quasi tutte le distribuzioni, sopportare la velocità con cui i bug vengono oggi rilevati dalle AI?
Ci troveremo, come recita il titolo di questo articolo, ad usare tutte distribuzioni che vengono aggiornate sul modello rolling release, con update non più mensili o settimanali, ma… Quotidiani?
Se lo chiedono in molti, e in molti provano a dare delle risposte, compreso chi ha partecipato alla Linux Plumbers Conference che si è svolta dal 5 al 7 ottobre a Praga. In questo articolo di Phoronix c’è lo specifico riferimento ad una presentazione dal titolo “Relevance of LTS distro releases and the GenAI world” in cui il modello LTS (Long Term Support) viene paragonato a quello Rolling.
Sono certamente considerazioni valide, e aspetto di leggere nei commenti anche cosa ne pensate voi lettori, ma per favorire la discussione provo a elencare tre aspetti che ritengo cruciali nel ragionamento.
Primo aspetto: questa ondata, prima o poi, si assesterà. È vero, la situazione attuale è la nuova normalità per tutti, Torvalds ed il Kernel Linux in primis, ma come ha insegnato la storia, i picchi sono raggiunti per poi calare ed è presumibile, oltre che auspicabile, che gli incredibili numeri che stiamo vedendo in questi mesi prima o dopo si assestino. La cosa positiva è che a guadagnarci è stata e sarà la qualità, quella negativa è che questo salto rischia di lasciare morti e feriti alle spalle, a meno che, come ha dimostrato il progetto curl, non si scelga di effettuare un profondo cambiamento nell’approccio a questo tipo di segnalazioni.
Secondo aspetto: l’equilibrio, nella tecnologia, regna sovrano. E questo fa seguito al primo aspetto perché è forse la prima arma che i progetti hanno a disposizione per garantire la propria sopravvivenza. Non si tratta di distruggere il modello attuale e di ricostruirlo da zero, quanto piuttosto di adattarlo alla situazione, garantendo la sostenibilità, in termini tecnologici e, soprattutto, umani.
Terzo ed ultimo aspetto: la competenza, come sempre, fa la differenza. La scelta di quanto e come esporsi, e ci si riferisce al giudicare una vulnerabilità come effettivamente impattante oppure no, a prescindere da come questa venga bollata, è una questione di competenza. Competenza nell’utilizzo degli strumenti prima di tutto, e poi nella propria capacità di discernimento che, in genere, è dettata dalla propria esperienza. E sì, esperienza fa rima con competenza, da sempre.
Quindi Rolling, LTS, modalità ibride: non c’è una soluzione che si può adattare uniformemente a tutte le realtà, e credere il contrario è un’illusione da incompetenti. Per stabilire cosa sia meglio per la propria organizzazione bisogna conoscerla, capirla ed avere le competenze per applicare le migliori soluzioni per il proprio ecosistema.
La competenza è una componente che gli LLM hanno ricavato da quanto è stato prodotto dalle persone, e non potrà mai essere creata da zero da un modello di intelligenza artificiale.
Forse ripartire da questo aspetto potrebbe ridare vigore a quanti pensano che ormai siamo tutti perduti a fronte di questa invasione AI.
L’ho scritto tante volte ormai, ma per ora non mi stanco: restiamo umani.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.



















Il bello del mondo FOSS e del mondo Linux è la libertà di movimento. È comune pensiero “la frammentazione di (GNU/)Linux” perchè profondamente non hanno mai veramente lasciato il monopolio a cui erano (e sono) abituati; tanto da “chiederlo” al FOSS e a GNU/Linux. Invece è proprio la moltitudine di individualità, singolarità di questo “mondo parallelo” (del FOSS e delle distro GNU/Linux) che rende disponibile soluzioni impraticabili sotto monopolio (leggasi GAFAM)anche ai più “piccoli”. È veramente democratico il “nostro” mondo. La facilità di trovare soluzioni a problemi (informatici) persino strettamente casalinghi non ha eguali.
La ICT non è mai stata per tutti. Ci hanno fatto credere a tutti che lo sia, ma solo pochi sanno davvero maneggiare, studiare, applicare, condividere ed insegnare.