Amazon Linux, la distribuzione che si può usare su AWS ma non testare in locale. Dove sono finite le immagini?

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Come uno dei principali, e forse IL principale, fornitore di servizi cloud, Amazon Web Service ha capito molto in fretta che fornire una propria distribuzione Linux sarebbe stata una scelta vincente, proprio per questo è nata Amazon Linux.

Basata su Fedora con l’idea di essere compatibile con le distribuzioni RHEL based, Amazon Linux 2, con il suo bel logo:

Risulta acquistabile come istanza AWS alla pari di qualsiasi altra distribuzione Linux.

Quindi dove sta il problema, direte voi?

È molto semplice. Quando Amazon Linux è stata annunciata, AWS nelle FAQ relative al progetto aveva garantito la fornitura dell’immagine della distribuzione, in modo che gli utenti potessero usarla per il deploy all’interno di macchine virtuali ad uso locale.

Un passo fondamentale e necessario, se si pensa a come gli sviluppatori necessitino di di sviluppare, testare e certificare applicazioni prima che queste vengano determinate compatibili con il cloud.

Il problema è che quel commitment è scomparso dalle FAQ: come racconta The Register questo non è oggi presente e non appare nemmeno in un recente screenshot del 2 giugno.

Cosa significa tutto questo?

Non è per nulla chiaro il perchè Amazon non abbia ancora pubblicato e dato la possibilità agli utenti di utilizzare Amazon Linux nelle VM e le ragioni possono essere molteplici. La prima che viene in mente è quella della riservatezza: chi garantisce che Amazon non abbia inserito codice o componenti proprietari all’interno della distribuzione? Non sarebbe certo nell’interesse di AWS far trapelare in immagini pubbliche lavori riservati al proprio cloud.

Eppure, guarda un po’, rispetterebbe in pieno lo spirito community.

Anche perché Amazon Linux, a quanto risulta, è basata su software open-source. Ora, è vero che per nascondere qualcosa basta metterlo di fronte a tutti, ma in questo caso essendo la distribuzione utilizzabile oggi su AWS, ne deriva come sia anche esplorabile e quindi l’identificazione di componenti in qualche modo “segrete” non dovrebbe essere tanto diversa nel cloud rispetto ad un’immagine locale.

The Register riporta le affermazioni di Rotan Hanrahan, un consulente tecnologico di Dublino, che ha rimproverato Amazon per non aver spiegato cosa sta succedendo:

I see no evidence of any outreach to the community to explain this, nor any requests for technical assistance (assuming the issue is technical), if the issue is bureaucratic in nature, we might never see the promised VM image. Some clarification from Amazon is overdue.

Non vedo alcuna prova di tentativo di spiegazione alla community sul tema, e nemmeno alcuna richiesta di assistenza tecnica (supponendo che il problema sia tecnico), se il problema è di natura burocratica potremmo non vedere mai le immagini della VM. Qualche chiarimento da parte di Amazon sarebbe dovuto.

In attesa della risposta (se questa ci sarà) da parte di Amazon non rimangono che le speculazioni di cui sopra, voi avete delle teorie? Parliamone nei commenti!

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.