Al Red Hat Summit 2024 Microsoft non è stata platinum sponsor per caso, la partnership tra le due aziende per il cloud non è mai stata così forte

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Non apriremo questo articolo parlando di quanto i tempi siano cambiati rispetto al passato, non diremo che pare strano leggere l’articolo pubblicato ad inizio mese sul blog di Microsoft nel quale veniva annunciata la partecipazione come platinum sponsor al Red Hat Summit 2024. Chi non lo ha ancora fatto deve convincersi: leggere ed ascoltare come per entrambe le aziende abbia perfettamente senso collaborare non deve stupire più, poiché è la pura e semplice verità.

Prendete ad esempio questa intervista a Joao Couto (EMEA Vice President e COO, Cloud Commercial Solutions di Microsoft) che si è svolta proprio durante il Red Hat Summit 2024:

Le affermazioni di Couto sono chiarissime:

What we have been doing so far is making sure that we are co-developing solutions together with Red Hat. And making these solutions available to our customers — making it easy for customers to transform, to modernize [their] Red Hat technology running on-prem, and moving them into cloud using our own Microsoft cloud technology, but Red Hat solutions, in a very, very seamless, integrated way. And also leveraging all the entire portfolio of Red Hat automation tools, so that they can make it easier for customers not just to do the migration, but also to do management, run the operation, and all the troubleshooting also from the customer-care perspective. So that’s basically an end-to-end partnership approach that we are taking…

Quanto abbiamo fatto sinora è stato assicurarci di sviluppare soluzioni in collaborazione con Red Hat. E rendere queste soluzioni disponibili ai nostri clienti, rendendo più semplice per i clienti trasformarsi, modernizzando la [loro] tecnologia Red Hat erogata on-premise affinché venga spostata nel cloud utilizzando la nostra tecnologia cloud Microsoft, con però le soluzioni Red Hat, in una modalità molto semplice ed integrata. E sfruttando anche l’intero portafoglio dei tool di automazione di Red Hat, in modo che possano rendere più semplice per i clienti non solo eseguire la migrazione, ma anche gestire, eseguire le operazioni e tutta la risoluzione dei problemi anche dal punto di vista dell’assistenza clienti. Quindi questo è fondamentalmente un approccio di partnership end-to-end che stiamo adottando…

Si capisce quanto le necessità delle due aziende siano correlate. Microsoft ci mette il cloud (Azure), Red Hat ci mette le soluzioni. Non è un caso la citazione sugli strumenti di automazione, poiché all’interno del summit si è anche svolto l’AnsibleFest dedicato al sistema di automazione di proprietà di Red Hat.

A proposito del reciproco coinvolgimento Couto continua parlando di come i gruppi di sviluppo tecnologico siano in diretta collaborazione:

[Customers] get an integrated support experience from Red Hat technical teams and Microsoft technical teams. And this means that these two technical teams are often colocated, so whenever a customer has a challenge, they are being answered by Microsoft and Red Hat technical teams, all working together to solve this challenge from the customer. So this brings also an increased level of confidence to customers to move to cloud…

I [clienti] ottengono un’esperienza di supporto integrato dai team tecnici Red Hat e dai team tecnici Microsoft. Ciò significa che questi due team tecnici sono spesso riuniti, quindi ogni volta che un cliente deve affrontare una sfida, riceve risposta dai team tecnici Microsoft e Red Hat, che lavorano tutti insieme per risolvere la problematica del cliente. Ciò comporta quindi anche un maggiore livello di fiducia da parte dei clienti nel passaggio al cloud…

Il piano quindi appare molto chiaro, partendo da Azure Red Hat OpenShift (versione creata ad-hoc per il cloud di Microsoft) l’intento è quello di rendere realmente attuabile da parte dei clienti la migrazione verso il cloud (chiaramente di Microsoft) attraverso servizi specifici (chiaramente di Red Hat).

Sorrisi, strette di mano e tanto ottimismo non fanno che certificare infine quanto buoni siano i rapporti tra le due aziende, in questa partnership che chiaramente pare portare beneficio ad entrambi gli attori.

Al netto quindi delle considerazioni di apertura – nemmeno gli intervistatori riescono a fare a meno di notare quanto strano sia vedere Microsoft in questa veste, nonostante il contesto sia chiaramente nuovo rispetto al passato – rimane un dubbio relativamente all’ottimismo nella decisione da parte dei clienti di migrare verso il cloud.

Il trend cloud repatriation di cui abbiamo parlato negli ultimi mesi sembra ancora in forte ascesa e come abbiamo recentemente raccontato è probabile esista una ragione se la cloud repatriation coincide con l’ascesa dell’AI all’interno dei cloud provider (compresa Microsoft): i provider stanno cercando di puntare sul cavallo vincente. Al momento l’AI.

Riguardo al futuro, non essendo in possesso di alcuna sfera di cristallo… Staremo a vedere.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

6 risposte a “Al Red Hat Summit 2024 Microsoft non è stata platinum sponsor per caso, la partnership tra le due aziende per il cloud non è mai stata così forte”

  1. Avatar Alessandro Scarozza
    Alessandro Scarozza

    comunque è incredibile come ibm e redhat si siano fatte scippare il cloud da microsoft, amazon e google.

  2. Avatar Raoul Scarazzini

    Beh Red Hat c’entra poco, le scelte determinanti per il cloud sono state fatte ben prima dell’acquisizione di Red Hat da parte di IBM, quindi la responsabilità (se così la vogliamo chiamare) è solo di IBM stessa, però la riflessione è corretta, se consideriamo gli anni di fondazione si vede che:

    – AWS -> 2006 (i primi)
    – Azure -> 2010

    – Google -> 2012
    – IBM -> 2013 (anche qui con un’acquisizione, di SoftLayer)

    Per come la vedo io in IBM nel cloud non credeva nessuno, e quando iniziato a farlo il treno era già partito, da lì acquisizioni e via dicendo…

  3. Avatar Alessandro Scarozza
    Alessandro Scarozza

    anche Red Hat avrebbe potuto farlo prima dell’acquisizione no ?

  4. Avatar Raoul Scarazzini

    Che cosa avrebbe potuto fare scusa?

  5. Avatar Alessandro Scarozza
    Alessandro Scarozza

    intendo dire che sia IBM che Red Hat avevano un core business molto vicino al concetto di cloud, ma non hanno colto l’opportunità che è stata invece colta da aziende apparentemente piu lontane come amazon, microsoft e google

  6. Avatar Raoul Scarazzini

    Capito. Penso che però il paragone non si possa fare. IBM aveva i mezzi e le infrastrutture per ergersi a competitor, Red Hat mai nella vita.

    Basta vedere i dati di fatturato delle intere aziende:

    – Amazon: ~514 miliardi di dollari
    – Google (Alphabet): ~299 miliardi di dollari
    – Microsoft: ~211 miliardi di dollari
    – IBM: ~60 miliardi di dollari

    Comparati ai dati del fatturato del ramo cloud:

    – Amazon Web Services (AWS): ~85 miliardi di dollari
    – Microsoft Azure: ~55 miliardi di dollari
    – Google Cloud Platform (GCP): ~32 miliardi di dollari
    – IBM Cloud: ~7 miliardi di dollari

    Considera che Red Hat nel 2023 (quindi come entità parte di IBM) ha fatturato 5,8 miliardi di dollari.

    Quindi in conclusione chi ha fatto e sta facendo male nel cloud (almeno come provider) è IBM.

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