
Il ragionamento affrontato in questo articolo è talmente antico che la prima volta in cui lo abbiamo trattato era il primo agosto del 2020: che senso hanno le distribuzioni remix o spin?
Queste varianti che partono da una base comune, solitamente Ubuntu, ma anche Fedora, e aggiungono un desktop environment di default diverso, magari qualche sfondo desktop accattivante, sono puri esercizi di stile o qualcosa di realmente utile?
La prima domanda che ciascuno dovrebbe porsi è: posso ottenere quello che la spin offre senza dover installare una distribuzione intera, semplicemente installando il pacchetto appropriato in Ubuntu o Fedora? La risposta a questa domanda è generalmente, ed assolutamente, sì.
Da qui tutti i dubbi e le perplessità del caso, soprattutto in quest’epoca dove i contributi open-source sono diventati sempre più vincolati ad una qualche forma di sostentamento, e chi offre i propri sviluppi gratuitamente rischia il burnout.
La notizia da cui questo lungo incipit nasce è quella di Martin Wimpress, maintainer di Ubuntu MATE, un flavor ufficiale di Ubuntu che, come racconta Foss Force, rischia di chiudere i battenti poiché, come spiega lui stesso nel suo blog:
I created Ubuntu MATE back in 2014, and my involvement in the project is coming to a close. Perhaps you can help? As another development cycle passes, I find myself lacking the time I once had to work on Ubuntu MATE. And, to be frank, I don’t have the passion for the project that I once had. When I have time to tinker, my interests are elsewhere.
Ho creato Ubuntu MATE nel 2014, e il mio coinvolgimento nel progetto sta volgendo al termine. Forse puoi aiutarmi? Con il passare di un altro ciclo di sviluppo, mi ritrovo a non avere più il tempo che avevo una volta per lavorare su Ubuntu MATE. E, a essere sincero, non provo più la stessa passione per il progetto che avevo un tempo. Quando ho tempo per smanettare, i miei interessi sono altrove.
Quindi, nella sostanza, il tempo da dedicare al progetto si è esaurito e non c’è nemmeno più la spinta creativa che lo aveva guidato ad avviare il progetto 12 anni fa (noi c’eravamo).
Anche perché l’effort necessario alla gestione di una distribuzione, per quanto possa essere solamente un flavor, è sicuramente notevole, in quanto c’è da sottostare – in particolare quando si è flavor ufficiali di Ubuntu – a tutta una serie di regole e requisiti che richiedono ritmi di lavoro piuttosto serrati.
Al momento il ciclo di release di Ubuntu MATE ha seguito quello della sorella maggiore, e quindi siamo a quota 25.10. Viene quindi il dubbio, leggendo le parole di Wimpress, che la prossima uscita 26.04 potrebbe essere l’ultima, a meno che qualcun altro non si faccia avanti.
Ora, chi possa mai pensare di subentrare ad occuparsi del progetto dovrà tenere ben presente due aspetti: il primo è che l’ultima release del progetto MATE (quindi il desktop, l’unico tratto distintivo utilizzato da questa distribuzione) risale al febbraio 2024, pertanto pare in un certo senso a sua volta abbandonato, ed il secondo è che non vi è una chiara indicazione della base di utenti che la distribuzione vanta al momento.
Da qui la domanda finale: qualcuno rimpiangerà la distribuzione se e quando smetterà di esistere?
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.






















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