
In un tweet a suo modo sorprendente, Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, padrone di Space X, Tesla e del fu Twitter, ora X, ha dichiarato:
Quindi non solo, dopo le doverose review di sicurezza, il codice di Twitter verrà reso pubblico, ma verranno invitati revisori di terze parti per analizzare il sistema e confermare che il codice sia effettivamente open-source.
Trust through total transparency is the only thing that should be believed.
La credibilità attraverso la trasparenza è l’unica cosa in cui bisognerebbe credere.
Dichiarazioni che, decontestualizzate, dovrebbero far esultare tutti i sostenitori dell’open-source, ma chi segue il portale, sa che quella della resa open-source di X è una storia molto antica che in questi anni abbiamo raccontato.
Nel dicembre del 2022, quando l’acquisizione di Twitter si era da poco consolidata avevamo segnalato l’abbandono di alcuni progetti open-source che erano stati parte del retaggio e dello sviluppo della piattaforma, senza grandi spiegazioni. Si potrebbe dire che quei progetti, così come moltissime esseri umani, erano passati sotto la scure del risanamento voluto da Mr. Tesla.
Poco tempo dopo, era il marzo 2023, c’era stata però un’altra sorpresa, con poderosi annunci che volevano, proprio come oggi, rendere il codice di Twitter open-source, peccato che i tecnici in grado di farlo erano, come scrivevamo sopra, stati licenziati.
Una settimana dopo, altra sorpresa, con la pubblicazione di alcuni leak contenente parte del codice sorgente messi su GitHub.
In seguito a quest’ultimo fatto le acque, se così si può dire, si erano calmate, anche perché la situazione finanziaria di Twitter/X, con la riduzione dei costi del 60%, si era stabilizzata, e di open-source non si era più parlato.
Fino al nuovo tweet di Musk.
L’effettiva realizzazione di quanto previsto sarebbe, a suo modo, rivoluzionaria: nessuna delle piattaforme social online che appartengono a una corporation, vedi Facebook, Instagram o TikTok, ha mai pubblicato il proprio codice ed effettivamente, sulla carta, le parole di Musk sono verissime: sarebbe un’operazione di credibilità superba. Basti pensare alla possibilità di vedere, nell’effettivo, a chi vengono passati i propri dati e in che modo: si pensi ad esempio ai modelli LLM coinvolti.
Insomma, sarebbe proprio un bel colpo.
Ma come si potrà mai verificare all’atto pratico questa operazione, sempre che mai venga completata nei fatti? La risposta è molto più difficile di quanto sarà l’effettiva realizzazione del piano.
C’è poi la questione licenza: quale verrà scelta? La più logica, verrebbe da dire, sarebbe MIT, che preserverebbe la possibilità di aggiungere parti proprietarie senza l’obbligo di pubblicarle, ma questo non sarebbe in linea con le parole di Musk, che ha parlato di TUTTO il codice.
Chi vivrà, vedrà, ma prima di fare altre considerazioni, aspettiamo di vedere il codice pubblicato.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.





















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