
Il 3 giugno 2026, la Commissione Europea ha pubblicato il suo Pacchetto per la Sovranità Tecnologica, che include una nuova Strategia per l’open-source i cui presupposti potrebbero portare a un cambiamento sensibile in merito ad un principio che la Free Software Foundation Europe (FSFE), e noi di MMUL, nel nostro piccolo, portiamo avanti da sempre: “Public Money? Public Code!“.
Cruciale nel contesto dell’intero pacchetto è la parte indicata come “The EU Open Source Strategy” dove vengono evidenziati i benefici dell’adozione di tecnologie open-source e le potenziali difficoltà che i vari stati potrebbero trovare nell’adozione di questo approccio.
Il pacchetto è diretto trasversalmente alle amministrazioni pubbliche, alle aziende grandi, piccole o medie, così come a tutti i cittadini, e contiene alcuni elementi chiave, ritenuti imprescindibili, che potranno consentire all’Unione Europea di risparmiare sui circa 264 miliardi di euro annuali spesi in software proprietario, il quale oltretutto crea dipendenze sistematiche.
Questi gli elementi chiave:
- Principio del “Free Software first” che si pone come riferimento anche all’interno del Cloud and AI Development Act (CADA), richiedendo che i software finanziati con fondi pubblici siano resi riutilizzabili.
- Priorità alle aree dei semiconduttori (come RISC-V), cloud, framework IA e sistemi operativi liberi per dispositivi mobili.
- Finanziamenti effettivi da 2 miliardi di euro in 7 anni per la strategia open-source, i quali sembrano tanti, ma se paragonati ai costi attuali costituiscono una frazione minima.
L’obiettivo a breve termine è quello di raggiungere i 30 milioni di utenti attivi per strumenti di collaborazione e messaggistica sicura basati su software libero entro il 2030.
Un piano ambiziosissimo che la FSFE applaude, promuove e si impegna a supportare, indicando come alle intenzioni sarà importante far seguire le implementazioni effettive, insistendo su obiettivi strategici in progetti giuridicamente vincolanti.
Ecco cosa ne pensa Johannes Näder, FSFE Senior Policy Project Manager:
The European Commission’s explicit recognition of ‘Public Money? Public Code!’ in this strategy, nine years after the FSFE launched the initiative, could become a major step forward for software freedom in Europe. However, the Commission still falls short on concrete goals, milestones, and secure funding for Free Software. The procurement reform will be a test: ‘Public Money? Public Code!’ must become a mandatory requirement for public tendering. Redirecting even half of Europe’s €264 billion in public IT spending from proprietary lock-in to Free Software would boost European tech sovereignty
Il riconoscimento esplicito da parte della Commissione Europea del principio ‘Public Money? Public Code!’ in questa strategia, nove anni dopo che la FSFE ha lanciato l’iniziativa, potrebbe diventare un passo avanti significativo per la libertà del software in Europa. Tuttavia, la Commissione è ancora carente per quanto riguarda obiettivi concreti, traguardi intermedi e finanziamenti sicuri per il software libero. La riforma degli appalti sarà una prova: ‘Public Money? Public Code!’ deve diventare un requisito obbligatorio per le gare d’appalto pubbliche. Riorientare anche solo la metà dei 264 miliardi di euro di spesa pubblica IT europea dal lock-in proprietario verso il software libero rafforzerebbe la sovranità tecnologica europea.
Gli fa eco Lucas Lasota, FSFE Legal Programme Manager:
We welcome the Commission’s commitment to invest across the entire software stack, including Free Software operating systems for mobile devices, which is essential for device neutrality and user choice. It also creates opportunities for individuals, public administrations, and companies to develop and maintain technology under their own control. What matters now is implementation. These commitments need secured, long-term funding, meaningful involvement of independent experts and civil society, and effective enforcement of the Digital Markets Act to ensure Free Software can thrive in a fair market
Accogliamo con favore l’impegno della Commissione a investire su tutto lo stack software, inclusi i sistemi operativi liberi per dispositivi mobili, il che è essenziale per la neutralità dei dispositivi e la scelta dell’utente. Ciò crea inoltre opportunità per individui, pubbliche amministrazioni e aziende di sviluppare e mantenere tecnologie sotto il proprio controllo. Ciò che conta ora è l’implementazione. Questi impegni necessitano di finanziamenti sicuri e a lungo termine, un coinvolgimento significativo di esperti indipendenti e della società civile, e un’applicazione efficace del Digital Markets Act per garantire che il software libero possa prosperare in un mercato equo.
Pertanto certamente un eccellente inizio, a cui però bisognerà dare un seguito concreto ed in questo senso la FSFE si è detta pronta ad interagire con il Parlamento Europeo e gli stati membri.
A quando una capatina qui in Italia?
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.



















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