Ecco finalmente spiegata la scelta del cambio di licenza per Terraform da parte di HashiCorp: l’acquisizione da parte di IBM

Mentre raccontavamo delle “scaramucce” in tema paternità del codice avvenute tra HashiCorp ed il progetto OpenTOFU – fork di Terraform creato in seguito al cambio di licenza avvenuto nella scorsa estate – al riparo dai riflettori stava succedendo qualcosa di estremamente importante a proposito dell’azienda capostipite dell’approccio Infrastructure As Code.

Lo scorso 24 aprile infatti HashiCorp ha annunciato la propria acquisizione da parte di IBM, per la modica cifra di 6,4 miliardi di dollari:

Today we announced that HashiCorp has signed an agreement to be acquired by IBM to accelerate the multi-cloud automation journey we started almost 12 years ago. I’m hugely excited by this announcement and believe this is an opportunity to further the HashiCorp mission and to expand to a much broader audience with the support of IBM.

Oggi abbiamo annunciato che HashiCorp ha siglato un accordo per essere acquisita da IBM al fine di accelerare la multi-cloud automation journey che è stata avviata ormai 12 anni fa. Sono molto eccitato da questo annuncio e credo che questa sarà un’opportunità per proseguire la missione di HashiCorp ed espandere ancora di più la nostra audience con il supporto di IBM.

Sono le parole di Armon Dadgar, co-fondatore di HashiCorp, il cui trasparente entusiasmo andrà confrontato con quello dei clienti.

La notizia è stata subito confermata da parte di IBM che con l’acquisizione certifica la volontà di volersi affermare come leader dell’ambito enterprise open-source.

Il fatto è estremamente rilevante poiché fa di IBM la proprietaria del principale sistema operativo open-source di classe enterprise, ossia Red Hat Enterprise Linux, della principale distribuzione commerciale di Kubernetes, ossia OpenShift, del principale strumento open-source di automazione, ossia Ansible, e da oggi anche del software che più di tutti ha definito lo standard dell’infrastruttura come codice, ossia Terraform.

Sì, la parola che state cercando è monopolio.

Anche perché ovviamente anche tutti gli altri prodotti di HashiCorp sono “inclusi nel prezzo”, vedi il gestore di dati riservati Vault ed il concorrente (o l’alternativa) di Kubernetes Nomad (sul cui futuro, vista la contrapposizione con OpenShift non è consigliabile al momento fare scommesse).

Riavvolgendo un attimo il nastro alla scorsa estate ecco che molte delle domande sollevate dopo l’annuncio del cambio di licenza di Terraform dalla open-source MPL alla tanto disprezzata BSL trovano risposta. La prima era “perché?”, ed ora è chiarissimo: non c’entravano nulla il rispetto per il lavoro, il bene della community, la sanità del codice, la lotta con i grandi provider rei di utilizzare il codice senza contribuire. Era attestazione del business. Fare dei calcoli precisi su quanto valesse il software.

Calcoli che effettivamente devono essere parecchio piaciuti ad IBM se si è convinta a sborsare i 6.4 miliardi per acquisire HashiCorp.

La parte più divertente a questo punto sarà, di nuovo, vedere come si comporterà la Linux Foundation, di cui IBM è Platinum Member per via di Red Hat.

In questo senso ci immaginiamo il dialogo:

LF:

Come la mettiamo con Terraform e la licenza per cui noi abbiamo creato OpenTOFU?

IBM:

Ah noi non c’entriamo nulla, HashiCorp ha cambiato licenza prima che noi l’acquisissimo.

LF

Ah ok. Altro vino?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

2 risposte a “Ecco finalmente spiegata la scelta del cambio di licenza per Terraform da parte di HashiCorp: l’acquisizione da parte di IBM”

  1. Avatar BlaBla
    BlaBla

    A me sembra che ultimamente a molti piaccia l’open source a un senso unico… Cioè che se lo fanno sviluppare gratis e poi quando funziona chiudono le porte e godono da soli dei frutti del lavoro altrui

  2. Avatar Raoul Scarazzini

    Quella che hai descritto è una visione diversa dalla realtà dei fatti. Quel “se lo fanno sviluppare gratis” nella maggioranza dei casi è l’esatto opposto, ci sono investimenti per produrre codice che vengono fatti dalle aziende e che poi li mettono a disposizione di tutti.
    Il problema è quanto quell’investimento ritorna una volta che il software si diffonde e la risposta è pochissimo, da qui il cambio di licenza.
    Da notare come, in questo specifico caso almeno, è venuto fuori che il cambio è stato fatto in vista dell’acquisizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *