
Finalmente ci siamo, Canonical ha annunciato la disponibilità di Ubuntu 26.10 “Stonking Stingray”, la nuova versione intermedia della distribuzione, scaricabile dal sito ufficiale ed accanto a GNOME 51 e Linux kernel 7.3, il protagonista è ancora Rust, con una serie di novità che confermano la direzione intrapresa da Canonical per rendere più sicuri alcuni componenti fondamentali del sistema.
La novità più attesa è il completamento della migrazione alle uutils Coreutils, l’alternativa scritta in Rust alle storiche GNU Coreutils. Come avevamo anticipato nel nostro approfondimento di settembre, con Ubuntu 26.10 anche cp, mv e rm passano alle nuove implementazioni, completando la transizione avviata con Ubuntu 25.10.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti gli utenti: i comandi rimangono familiari, anzi sono esattamente gli stessi. A cambiare è il codice che li esegue: Rust, che offre garanzie contro diverse classi di errori nella gestione della memoria, una caratteristica particolarmente interessante per strumenti così diffusi e utilizzati anche in contesti privilegiati.
Ma la cosa bella di questa release è che non sono soltanto le Coreutils ad essere presenti nella modalità Rust. Ubuntu 26.10 porta nel repository principale anche Sequoia PGP, un’implementazione di OpenPGP scritta in Rust. Il progetto mette a disposizione i comandi sq e sqv, che offrono funzionalità analoghe a quelle di gpg e gpgv. L’obiettivo è disporre di una base più moderna e attenta alla sicurezza della memoria per le operazioni crittografiche, senza rinunciare all’interoperabilità con OpenPGP. Nota di colore: è stato aggiunto il supporto alla firma dei pacchetti predisposto per la crittografia post-quantistica, tema molto caldo di cui parlavamo qualche tempo fa.
Vale la pena ricordare come questa sia una release transitoria e, quindi, la migrazione non è ancora completa: gli strumenti tradizionali restano disponibili e Sequoia rappresenta un’opzione per l’evoluzione futura della distribuzione.
C’è poi ntpd-rs, il servizio di sincronizzazione dell’orologio scritto in Rust, disponibile per test e valutazioni. Canonical punta a renderlo il servizio predefinito in Ubuntu 27.04, dopo averne verificato maturità e funzionalità. È un altro tassello di una strategia che non riguarda soltanto i comandi da terminale, ma anche i servizi di sistema che devono funzionare in modo affidabile per lunghi periodi ed espongono interfacce di rete.
Sul fronte desktop, GNOME 51 introduce miglioramenti alla fluidità, alla gestione dei display e all’accessibilità, mentre Linux 7.3 porta aggiornamenti per l’hardware più recente.
Ubuntu 26.10 sarà supportata per nove mesi, fino a luglio 2027, e chi cerca una piattaforma con un ciclo di supporto più lungo dovrebbe orientarsi sulla versione LTS, ma per chi segue l’evoluzione di Linux, Stonking Stingray merita attenzione per un motivo preciso: la riscrittura in Rust non è più soltanto un esperimento circoscritto a singoli strumenti.
Dalle Coreutils alla crittografia, fino ai servizi di sistema, Canonical sta costruendo un percorso per ridurre le vulnerabilità legate alla gestione della memoria senza abbandonare la compatibilità con l’ecosistema esistente.
E Ubuntu 26.10 rappresenta uno dei passi più concreti compiuti finora in questa direzione.
Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
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