Sovranità Digitale alla francese: addio Windows e benvenuto Linux nella PA: utopia o piano realistico?

Nella speranza che notizie come quella che stiamo raccontando diventino sempre più frequenti, oggi parliamo della scelta francese di abbandonare Microsoft Windows in favore di Linux all’interno delle postazioni di lavoro della pubblica amministrazione.

L’attuazione dell’ambizioso piano sarà competenza del DINUM (Direzione interministeriale per il digitale) ed ovviamente il tutto rientra in una strategia più ampia di Sovranità Digitale nazionale, volta a ridurre la dipendenza da tecnologie non europee, in particolare statunitensi.

Sono numerosissime fonti che riportano la notizia: Il governo francese, mediante il sito numerique.gouv.fr dove c’è l’annuncio ufficiale, l’articolo France Launches Government Linux Desktop Plan as Windows Exit Begins di Linuxiac, o l’articolo Good News! France Starts Plan to Replace Windows With Linux on Government Desktops di IT’s FOSS, e da tutte emerge quanto questa non sia una boutade qualsiasi.

Anzitutto per i tempi: ogni ministero, inclusi gli operatori pubblici, dovrà presentare un piano di migrazione entro autunno 2026. C’è poi la questione degli ambiti, che non riguardano solo i sistemi operativi, ma anche strumenti di collaborazione, antivirus, AI, database, virtualizzazione e apparati di rete.

Le prime riunioni industriali per formalizzare le coalizioni pubblico-privato partiranno il prossimo giugno 2026, e gli obiettivi dichiarati sono, come detto, quelli di riacquistare il controllo sui dati e sull’infrastruttura digitale, considerata una necessità strategica, oltre al far fronte all’attuale contesto di instabilità politica e imprevedibilità (con riferimenti espliciti all’amministrazione Trump) e quindi prevenire sanzioni o interruzioni di servizio.

Dall’annuncio ufficiale ecco le dichiarazioni di Anne Le Hénanff, che è ministra delegata per l’Intelligenza Artificiale e il Digitale:

La souveraineté numérique n’est pas une option, c’est une nécessité stratégique. L’Europe doit se doter des moyens de ses ambitions, et la France montre l’exemple en accélérant la bascule vers des solutions souveraines, interopérables et durables. En réduisant nos dépendances à des solutions extra-européennes, l’État envoie un message clair : celui d’une puissance publique qui reprend la main sur ses choix technologiques au service de sa souveraineté numérique.

La sovranità digitale non è un’opzione, è una necessità strategica. L’Europa deve dotarsi dei mezzi all’altezza delle sue ambizioni, e la Francia dà l’esempio accelerando il passaggio verso soluzioni sovrane, interoperabili e sostenibili. Riducendo le nostre dipendenze da soluzioni extra-europee, lo Stato invia un messaggio chiaro: quello di una potenza pubblica che riprende il controllo sulle proprie scelte tecnologiche al servizio della propria sovranità digitale.

A sottolineare l’importanza strategica di questa iniziativa, c’è anche David Amiel, ministro per l’Attuazione delle Politiche e dei Conti Pubblici:

L’État ne peut plus se contenter de constater sa dépendance, il doit en sortir. Nous devons nous désensibiliser des outils américains et reprendre le contrôle de notre destin numérique. Nous ne pouvons plus accepter que nos données, nos infrastructures et nos décisions stratégiques dépendent de solutions dont nous ne maîtrisons ni les règles, ni les tarifs, ni les évolutions, ni les risques. La transition est en marche : nos ministères, nos opérateurs et nos partenaires industriels s’engagent aujourd’hui dans une démarche sans précédent pour cartographier nos dépendances et renforcer notre souveraineté numérique. La souveraineté numérique n’est pas une option.

Lo Stato non può più limitarsi a constatare la propria dipendenza, deve uscirne. Dobbiamo desensibilizzarci dagli strumenti americani e riprendere il controllo del nostro destino digitale. Non possiamo più accettare che i nostri dati, le nostre infrastrutture e le nostre decisioni strategiche dipendano da soluzioni di cui non controlliamo né le regole, né i costi, né gli sviluppi, né i rischi. La transizione è in corso: i nostri ministeri, i nostri operatori e i nostri partner industriali si impegnano oggi in un percorso senza precedenti per mappare le nostre dipendenze e rafforzare la nostra sovranità digitale. La sovranità digitale non è un’opzione.

E ripetiamo la frase di chiusura, perché va sottolineata: la sovranità digitale non è un’opzione.

Ma qui, potremo dire, iniziano i problemi.

Quello descritto è un piano di massima. Quali saranno le scelte tecnologiche specifiche (quali distribuzioni Linux, ad esempio), quali saranno i costi della migrazione e come verranno coperti?

Se infatti l’esigenza è chiara, non vengono fatti accenni alla gestione della retrocompatibilità, e alla gestione delle inevitabili resistenze interne nell’adozione delle tecnologie.

Ne sapremo di più certamente all’avvio dei colloqui in giugno e, al di là di tutto, la notizia è e rimane un eccellente punto di partenza che mostra quello che tutti i paesi dovrebbero fare.

Ora, immaginate un mondo ideale, in cui i rapporti di forza dei paesi europei vengano rispettati, e dopo la Germania che è stata apripista (quante volte abbiamo parlato del Fondo Sovrano Tecnologico Tedesco?) e questa importante presa di posizione della Francia, arrivasse l’Italia con una decisione simile?

Perché l’Italia è il terzo paese in Europa, per grandezza e importanza economica.

Giuro.

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

3 risposte a “Sovranità Digitale alla francese: addio Windows e benvenuto Linux nella PA: utopia o piano realistico?”

  1. Avatar AcmeInc
    AcmeInc

    " La gente che lavora con i computer nella PA, fanno il loro lavoro, e non sono tecnici IT. La curva di apprendimento per loro può essere ripida. Se gli sposti una icona di un programma, o il modo in cui stampano, vanno in panico,"

    Per quello che ho visto io nella mia "carriera" di informatico, per la maggior parte non è che vanno in panico, è che si intestardiscono, cominciano a lamentarsi tra loro e con il loro capo. non è panico, è stronzaggine e indolenza.
    Decine di volte ho introdotto delle migliorie (di "utilizzabilità" o per necessità aziendali, di legge ecc) nei miei sw e gli utenti, invece di essere contenti, si lamentavano perchè "sovvertivo le abitudini". e alla fine per evitare un click in più al giorno, o in un punto dove non erano abituati, facevano delle scenate che nemmeno una madre a cui strappano il figlio.

    lì ci andrebbero dirigenti con le palle e con poca stima dei fancazzisti, che li acchiappino uno per uno e li riempiano di calci nel culo. non ti stiamo chiedendo di andare a spalare carbone in una locomotiva del 1920, semplicemente di adattarti a un diverso software.
    poi, se si tratta di spostare un'icona sul pc vanno nel panico, ma sono sempre su instagram, whatsapp e facebook? un po' strano.

  2. Avatar JustATiredMan
    JustATiredMan

    Non che non si possa fare, ma ci sono diversi problemi, sia tecnici che, diciamo, "politici"
    La parte tecnica è ovviamente la sostituzione di Active Directory e tutti i meccanismi legati, tipo gli sso, group policy, mdm, etc.etc. Non che non si possa fare su linux, d'altronde AD è basato su kerberos e ldap, ma comunque restano sistemi a se stanti e vanno integrati in un unica soluzione mantenendo la compatibilità con il preesistente e in ambienti molto grandi e variegati, e non è una cosa che si faccia dalla sera alla mattina.
    La seconda è ovviamente politica, e se vogliamo, umana. La gente che lavora con i computer nella PA, fanno il loro lavoro, e non sono tecnici IT. La curva di apprendimento per loro può essere ripida. Se gli sposti una icona di un programma, o il modo in cui stampano, vanno in panico, e possono fermarsi a chiedere assistenza. Ok, dopo un po si abituano del nuovo, ma chiunque abbia a che fare con queste cose, sa che spesso le abitudini sono dure a morire. D'altronde se ci pensate anche la diffusione linux su desktop è frenata dalle abitudini degli utenti normali. Figuriamoci chi deve lavorare e non ha pazienza.
    Ed ovviamente, anche se non vogliamo ammetterlo, ci sono un sacco di "legami" di vario tipo, anche politico, con le aziende che forniscono soluzioni alle PA 😀
    E' più facile giustificare certi "costi" nascondendoli frà i costi delle licenze… non che non si possa girare la cosa sui costi di gestione o riscrittura del software in ambiente linux, però si sà… più facile scaricare la colpa al fornitore terzo che non giustificare N ore per la modifica di una pagina statica html 😀

  3. Avatar wirehiker
    wirehiker

    Questa operazione potrebbe avere qualche rivolto positivo oltre lo sviluppo di software opensource, penso al porting di almeno alcuni software proprietari. In fin dei conti Dassault Systèmes è legata a doppio filo con lo Stato francese, se lo stato francese si spostasse su linux anche il poftware di Dassault Systèmes dovrebbe seguirlo, quindi già pregusto il porting di SolidWorks.

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