Sorpresa. Anzi, no. La Linux Foundation adotta il fork Valkey dopo il cambio di licenza di Redis

Alla fine dell’articolo nel quale raccontavamo l’annuncio da parte di Redis del cambio di licenza da BSD (puramente open-source) all’accoppiata Source Available License e Server Side Public License (SSPL) prospettavamo alcuni scenari che avrebbero potuto verificarsi nel mondo open-source tra cui la creazione di un fork, la promozione delle alternative e l’intervento della Linux Foundation.

Inutile vantarsi di doti profetiche, poiché le ipotesi erano assolutamente logiche, ma ad onor del vero quanto prospettato si è prontamente verificato.

Partiamo dall’ultimo aspetto con un’immagine:

Valkey

Con una mossa di cui va riconosciuta almeno la coerenza, poco sorprendentemente, la Linux Foundation ha annunciato il supporto alla community di Valkey, fork di Redis, replicando pedissequamente quanto fatto in precedenza con OpenTOFU, fork di Terraform.

Nell’annuncio è interessante notare come venga sottolineata la presenza (preesistente) in questo progetto di grossi player IT:

Industry participants, including Amazon Web Services (AWS), Google Cloud, Oracle, Ericsson, and Snap Inc. are supporting Valkey. They are focused on making contributions that support the long-term health and viability of the project so that everyone can benefit from it.

I partecipanti del settore, tra cui Amazon Web Services (AWS), Google Cloud, Oracle, Ericsson e Snap Inc. supportano Valkey. Si concentrano sulla fornitura di contributi che supportino la salute e la fattibilità a lungo termine del progetto in modo che tutti possano trarne beneficio.

Il caso vuole che queste aziende siano anche parte integrante e molto attiva della Linux Foundation.

Per quanto possa apparire irrilevante, questo passaggio è in realtà molto significativo e offre una visione su come le cose andranno nel futuro.

Nessuno infatti potrebbe dirsi convinto che a Redis (dopo HashiCorp, dopo Mongo, dopo Elastic) non seguiranno altre aziende promotrici e produttrici di tecnologie usate in lungo ed in largo che però non riescono a rientrare negli obiettivi economici, poiché il loro software viene utilizzato così com’è nelle piattaforme cloud od in prodotti terzi senza che venga riconosciuto alcun contributo economico.

Come è facile comprendere, la questione è oltremodo complessa ed a perderci, in questo sistema malato, è la community.

Da un lato le aziende che hanno creato quelle tecnologie hanno anche beneficiato dei contributi della community, dall’altro i grandi provider IT che le usano ne aumentano la diffusione senza però riconoscere nulla alle aziende produttrici.

Il tutto è rappresentativo di una fase centrale per la storia dell’open-source, poiché è da ingenui pensare che tutto si risolverà per conto proprio.

Chi più si azzarderà ad utilizzare un modello puramente open-source per il proprio progetto? Quando il proliferare di tutti questi fork genererà un’entropia tale da distruggere la tecnologia stessa?

Mentre ci sono quelli come Bruce Perens che provano a proporre modelli differenti, la Linux Foundation continua a produrre e/o promuovere fork che tutto fanno tranne che bene al mercato, finendo di essere quello che tutti sanno, ossia un ente a tutela dei progetti open-source, e diventando quello che i grandi player si aspettano, ossia un’azienda di aziende.

Ultima pillola di buonumore: sapete quale è l’azienda più allergica ai fork che non appare mai all’interno dei vari annunci come quello di Valkey? Alcuni indizi: ha sede a Redmond, è (anche) un cloud provider e recentemente ha battezzato una propria distribuzione Linux in maniera ufficiale.

Curioso, vero?

Da sempre appassionato del mondo open-source e di Linux nel 2009 ho fondato il portale Mia Mamma Usa Linux! per condividere articoli, notizie ed in generale tutto quello che riguarda il mondo del pinguino, con particolare attenzione alle tematiche di interoperabilità, HA e cloud.
E, sì, mia mamma usa Linux dal 2009.

5 risposte a “Sorpresa. Anzi, no. La Linux Foundation adotta il fork Valkey dopo il cambio di licenza di Redis”

  1. Avatar JustATiredMan
    JustATiredMan

    Arrivano adesso a finanziare la Linux Foundation per fare un fork ? Non potevano sganciare qualche $$ prima (o anche adesso) a chi s’è fatto il mazzo a fare Redis ?

  2. Avatar Marco Beri
    Marco Beri

    > Chi più si azzarderà ad utilizzare un modello puramente open-source per il proprio progetto? Quando il proliferare di tutti questi fork genererà un’entropia tale da distruggere la tecnologia stessa?

    Sai che non capisco questa conclusione? Anzi, mi pare alquanto bizzarra. Se vuoi spiegarmi meglio il tuo ragionamento, magari ci arrivo. Grazie 🙂

  3. Avatar Raoul Scarazzini

    Sono due domande distinte, per due riflessioni distinte.

    La prima è che oggi tutti i progetti che hanno cambiato licenza hanno avuto più o meno la stessa storia: creo una tecnologia di successo che rilascio come open-source, provo a costruire dei servizi enterprise per mantenerne gli sviluppi e monetizzare, i cloud provider prendono il mio lavoro, lo vendono e non mi corrispondono nulla, mi tutelo cambiando licenza per sopravvivere, la Linux Foundation forka il mio progetto ed io passo per quello cattivo. La domanda è: se oggi io sono uno sviluppatore brillante con una tecnologia che potrebbe essere di successo, vedendo cosa è successo ai vari Redis / HashiCorp / Elastic etc, penserò ancora di partire con un modello open-source che è oggettivamente sconveniente?

    La seconda riflessione riguarda i fork. Ad oggi Terraform e OpenTofu (il suo fork) sono tool sostanzialmente identici, ma col tempo cambieranno e l’utente finale potrebbe trovarsi con interi workload previsti per Terraform che su OpenTofu non funzionano a dovere, o viceversa. Alla luce di questi rischi quanti potrebbero dire “al diavolo Terraform, OpenTofu e il mondo intero, mi gestisco tutto con script bash”?

    Non so se ho reso l’idea, ma ci spero molto.

  4. Avatar Raoul Scarazzini

    No, è diversa da così, è peggio. Nella Linux Foundation quelle aziende già c’erano, e già in qualche modo contribuivano al fork, ma fintanto che Redis (in questo caso) era gratis, nessun problema: vendevano i servizi associati così com’erano senza problemi. Adesso che dovrebbero corrispondere soldi a Redis, ma che cmq la tecnologia è matura, vireranno sul fork in maniera definitiva, con il beneplacito della Linux Foundation che ha messo il “bollino” sul fork.

  5. Avatar JustATiredMan
    JustATiredMan

    Ecco… roba da voltastomaco… e il dittatore Torvalds cosa dice di tutto questo ? in fin dei conti la Foundation porta il suo nome.
    Quì urge una riscrittura della gpl, e includere una qualche forma di rimborso nel caso in cui chi faccia uso a scopo di lucro di software sotto tale licenza, e che fatturi, che ne so, oltre 1 milione di $, corrisponda una qualche percentuale o forma di rimborso.
    In questo modo chi stà avviando una startup ed è un morto di fame, può comunque usare il software, mentre chi ha già un business avviato, può anche permettersi di tirare fuori qualche soldo.

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